Genitori… le differenze con l’estero

La mia esperienza di scouting a tutti i livelli è partita e prosegue nei Pesi Bassi (Belgio e Olanda). La scelta iniziale di dedicarmi a quelle aree in maniera specifica è stata dettata dalla natura dei campionati professionistici di quei luoghi molto incline alla valorizzazione dei giovani.

Non è raro, per non dire frequente, assistere a partite di serie A con una media età in campo di 21/22 anni.  Ed è assolutamente normale trovare giocatori di 16/17 anni titolari al primo anno nella massima serie.

La valorizzazione dei giovani in quest’ambiente, parte da lontano, da una cultura totalmente diversa di affrontare questo sport delle famiglie.

Il calcio rappresenta per i bambini un momento educativo in qui ci si forma alla socialità. Non vi è alcun tipo di pensiero riguardo future aspettative lavorative, ambizioni professionali e riscatti sociali. Questi elementi semmai saranno promossi dall’allenatore che coinvolgerà le famiglie a puntare sulle doti del proprio figlio.

In questo contesto che definirei di grande serenità, ritrovi il piacere di andare a vedere le partite di calcio giovanile in cui il campo non ha sempre una tribuna dedicata ma è diviso dagli spettatori con un corrimano alto un metro che serve da appoggio. Nessuna rete divisoria, non ve ne è la necessità. Mai potrà succedere di assistere a liti tra genitori avversari, mai un commento deprecabile dei tifosi, solo applausi e sorrisi.

Sembra impossibile per che in Italia è abituato a realtà difficili in cui il campo e in particolare la tribuna sono teatro di scene apocalittiche di genitori invasati.

Fa sorridere pensare che ciò che per un olandese è la pura normalità in Italia possa sembrare pura utopia. Questo dovrebbe essere solo calcio!

Aprile 14, 2017

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